Testo:
Jörg Buntenbach
Traduzione: Paola Pomioli

Nanna Kuckuck Fashion Show
Foto: © modekultur.info
Alla ricerca della propria identità: la moda a Berlino un fattore economico – o solo una palestra per la creatività?
Se la si guarda
dall’esterno si potrebbe pensare che Berlino sia la metropoli
internazionale della moda dei giorni nostri. Ma lo splendore e il
glamour del doppio appuntamento annuale che è la Fashion Week, in
combinazione con la necessaria professionalità, si ritrovano anche
nella quotidianità lavorativa?
Della questione se la moda a Berlino rappresenti un importante
fattore economico anche in futuro o continui ad essere considerata
una palestra per la creatività si sono occupati parallelamente ad
ottobre due tavole rotonde del settore.
Labels
Berlin 2
a Osthafen ha invitato gli operatori per un incontro (ristretto) il
16 ottobre. Importanti personalità dell’ambiente della moda
mancavano: assenti erano tra gli altri anche Anita e Norbert Tilmann
della Premium Exhibitions GmbH.
Il simposio ruotava intorno al problema di come si potesse conferire
una struttura migliore alla molteplicità dell’offerta creativa
della città anche per quanto riguarda la sua commercializzazione,
favorendone il consolidarsi. Ad esempio come si fa ad attirare gli
acquirenti internazionali a Berlino?
Secondo Stefan Sihler, il progettista dell’areale dello showroom
di Labels Berlin, siamo “arrivati ad un bivio, dove si
decide se Berlino rimarrà a lungo città della moda. Affinché
questo accada i protagonisti devono organizzarsi in una rete di
cooperazione e portare avanti una linea comune”. Christoph Lang,
il portavoce di Berlin Partner, aggiunge: “È giunto il
tempo per una strategia comune. Se l’ambiente raggiunge un accordo,
si possono avviare processi di incentivazione statale”.
Belle parole che non hanno tuttavia alcun valore se non vengono convertite in azione. Perché ad esempio Berlin Partner non ha attinto al know-how disponibile, quando è stato creato il sito web www.fashion-week-berlin.com? Allora hanno reinventato la ruota invece di cooperare con risorse già esistenti (portali on-line, blog sulla moda on-line professionali di Berlino), per ampliare il raggio d’azione, risparmiando fra l’altro con grande probabilità anche i soldi (dei contribuenti)? E che cosa si intende esattamente per processi di incentivazione? Se si vuole investire in modo duraturo nell’infrastruttura, che contribuisce a ché le imprese siano in grado di sostenersi economicamente senza sovvenzioni da parte dello stato, questi processi sono sicuramente “incentivanti”. Come città della moda Berlino non ha solo bisogno di persone creative, sfilate in grande stile e party gloriosi, ma soprattutto di solida manifattura e continuità.
In questa discussione piuttosto superficiale è stato il responsabile di Bread&Butter, Karl-Heinz Müller, l’unico a parlare chiaro. Secondo la sua opinione è importante affermare la propria autonomia, essere imprenditori coraggiosi ed energici, realizzare i propri progetti e raggiungere i propri obiettivi nonostante gli ostacoli. Come ciò si traduca nel lavoro quotidiano Müller lo dimostra con la Bread&Butter. La fiera specializzata per streetwear e urbanwear è senza dubbio una fonte di stimoli per Berlino.
Di
maggiore spessore è stato l’evento del 19 ottobre nel cinema
Babylon. Il quotidiano Tagesspiegel aveva invitato alla
discussione, dando alla manifestazione il titolo “Troppo di moda
per la moda? Come Berlino può diventare una moderna città del
design”.
Il caporedattore del Tagesspiegel
Lorenz Maroldt ha moderato con maestria la tavola rotonda nella sala
colma del cinema – e i diversi punti di vista erano molto più
ancorati alla quotidianità lavorativa di quanto non fosse accaduto
due giorni prima a Osthafen. Qui hanno trovato espressione le
difficoltà dei designer, che hanno dato voce ad un desiderio
anacronistico di tempi passati e reclamato finanziamenti per sé, da
parte dello stato o di imprese. Anche mecenati privati sarebbero
naturalmente benvenuti! Altrimenti molti designer volterebbero le
spalle a Berlino, tornandosene a Londra o da un’altra parte.
Sembra, d’altra parte, che in Germania il flusso di denaro
pubblico sia abbondante come in nessun altro Paese. A prescindere da
questo, il costo della vita a Berlino è addirittura smaccatamente
concorrenziale, mentre gli affitti a Londra, Parigi o in altre
metropoli sono notevolmente più alti. Almeno da questo punto di
vista Berlino ha buoni requisiti. Anche per questo motivo molti
creativi si trasferiscono a Berlino dall’estero. L’imprenditore
Karl-Heinz Müller sosteneva invece “che alla lunga un buon
prodotto finisce per imporsi sul mercato”. Anche senza
sovvenzionamento. Ma puntare soltanto su un buon prodotto sarebbe
sconsiderato, perché altrettanto importanti sono strutture
funzionanti nei settori contabilità, commercializzazione e impegno
di diffusione sui media. Senza queste colonne portanti non funziona
nessun’azienda. E in questo campo molti designer hanno qualcosa da
imparare. La creatività e il diploma di una scuola di moda da soli
non bastano, per poter lavorare in modo economicamente efficace.
Nella
discussione hanno anche avuto un piccolo ruolo i “comuni mortali”.
Coloro cioè per i quali la moda, tutto sommato, viene creata. Ci si
è quindi accorti che in Germania non esisterebbe una cultura della
moda. E che anche in questo senso le cose starebbero in modo
completamente diverso e migliore in Paesi come la Francia e
l’Italia. E al più tardi a questo punto ci si dovrebbe porre la
domanda se è meglio cambiare nazione o concentrarsi sulla
situazione locale.
Il problema in alcuni ambiti dell’ambiente della moda è che esso
non fa che girare intorno a sé stesso, invece di preoccuparsi dei
consumatori, ma per fortuna ci sono alcuni stilisti berlinesi, che
hanno acquisito una loro personalità, sviluppato il loro progetto e
da anni percorrono la loro strada, disegnando collezioni che sono
indossabili e vendibili, senza per questo essere “noiose”.
Si attende ora con estremo interesse lo sviluppo di Berlino come futura metropoli della moda internazionale. I primi passi sono stati fatti. Con successo! Lo dimostra non da ultimo la Fashion Week, che riscuote sempre più consensi. A gennaio del 2010 parte la prossima settimana della moda. Insieme alle fiere “Bread & Butter” e “Premium”, oltre a molte altre manifestazioni. Come di consueto vi terremo al corrente nella nostra rubrica speciale aggiornatissima (vedi sotto), informandovi su quali designer presenteranno le loro nuove collezioni e apriranno i propri showroom al pubblico.
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edizione novembre 2009

