Testo e illustrazioni:
Caroline Cozzella
Traduzione: Paola Pomioli
Icone di stile – esistono veramente?
Audrey Hepburn, Grace Kelly, Isabella Blow, Coco Chanel, Sarah Jessica Parker, Brigitte Bardot, Agyness Deyn – a tutte loro viene attribuito l’appellativo ormai inflazionato di “icona di stile” e la loro immagine viene riprodotta spesso, quasi fosse uno status symbol, su calendari e borse.

È, quindi, in
qualche maniera indefinito, questo titolo arbitrario, che la maggior
parte delle suddette signore non si sarebbe mai sognata di dare a sé
stessa. Dunque, per poter stabilire se le icone di stile esistano
davvero, si deve definire che cosa rende tale un’icona di stile.
In fondo, al mondo c’è più di un’attrice considerata elegante
dall’opinione pubblica e anche di una modella con pettinature
stravaganti o di una it-girl, che si veste particolarmente alla moda.
Dove sta allora la differenza?
Tutte le grandi dive
del cinema del secolo scorso – che oggigiorno sono spesso
designate come icone di stile – offrivano quello che tanti
chiamano l’intero repertorio e sono diventate loro stesse in
brevissimo tempo un marchio, un prodotto. Audrey, Marilyn, Grace e
Brigitte non acquistavano punti agli occhi delle loro ammiratrici
solamente con il loro abbigliamento accurato, ma in prima linea con
la loro aura, il loro modo di presentarsi, l’effetto che facevano
sul pubblico. Non importa che si trattasse di una presenza elegante
e sbarazzina o femminile e sensuale – ogni carattere offriva una
possibilità di identificarsi alla casalinga che, da comune mortale,
amava riconoscersi in un determinato ruolo. Coco Chanel ha fatto di
sé stessa la propria musa, ha creato moda per donne come lei –
anche nel suo caso la ricerca di identità della donna è stata
decisiva nella dinamica che ha fatto di Coco Chanel il simbolo di
un’intera generazione.
Le icone di stile di quell’epoca non erano quindi solamente la
fonte di ispirazione all’acquisto del tubino giusto, ma generavano
anche nell’immaginario collettivo modelli femminili in cui
ritrovarsi. Non importa se per la pettinatura, la sfera d’azione,
il modo di muoversi o di ridere – tutta la persona diventava una
figura di culto, compreso il suo abbigliamento.
Accade così anche oggigiorno? Nel frattempo sembra che non sia più necessario avere una carriera cinematografica o televisiva di successo oppure influenza nel mondo della moda, per essere definite icone di stile. Chiunque indossi una borsa di Fendi e un cappello vintage può rivelarsi “icona di stile” (o recentemente anche “fashionista”), sia che si tratti della star di una soap opera o della compagna di un vip. A questo punto si pone però la prossima domanda: chi definisce veramente lo stile, l’icona o lo spirito dei tempi?

Questo discorso vale
anche, seppure in modo meno evidente, per la discussione sulle icone
di stile “classiche” come Audrey o Grace: chi è stato a metter
loro indosso quei graziosi abitini informali? Sono stati blockbuster
come il capolavoro di Capote “Colazione da Tiffany” - e quindi
anche il ruolo di Holly Golightly – che hanno fatto di Audrey
l’elegante ragazza modaiola di New York oppure il suo gusto nella
scelta dell’abbigliamento? Non era forse l’icona dello stile, a
prima vista così influente, a rispecchiare lo spirito del tempo,
piuttosto che definirlo con la sua personalità?
È veramente difficile operare chiare distinzioni in una questione
effettivamente così sottile.
Da chi dipende l’affermazione di un nuovo trend? Dall’icona stessa, dal suo consulente d’immagine o esperto di PR, dalla macchina del merchandising, dalla stampa o dalla donna della strada che capisce qualcosa di moda? In fin dei conti tutte noi siamo in un certo senso responsabili della scelta delle cosiddette “icone di stile” e dell’hype che le porta al successo. In fondo ognuna di noi vuole sperimentare un po’ di glamour, quando ci portiamo dietro una borsa di iuta con su stampato il viso di Grace Kelly e cerchiamo nella rivista di gossip appena uscita le scarpe “in” di Sienna Miller, per potercele comprare uguali uguali nel negozio con gli sconti. Sembra esserci sempre una simbiosi tra epoca, stato d’animo e giovane donna, dalla quale poi scaturisce l’icona della moda. Twiggy & Co. vengono imitate e riprodotte ad ogni occasione come piccole dee. Non importa come siano diventate tali e a chi debbano il loro titolo – su questo punto non si riesce a trovare una spiegazione valida per tutti i casi – le icone dello stile simboleggiano lo stato ideale di una donna, frutto di una percezione soggettiva. È così che si creano, in modo giustificato o meno, le icone di stile di ieri e di oggi. E se un giorno ci si stufasse dei dettami della moda, si può sempre decidere di portare per una volta con sé it-bag e specchietti per make-up su cui è riprodotta la propria immagine, a mo’ di mascotte – chissà, forse dietro una di noi si cela l’icona di stile del domani?!
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