Testo:
Jörg Buntenbach
Traduzione: Paola Pomioli

Foto: jovoo
Green Fashion e Fair Trade: un trend che si fa strada
Purtroppo sembra che in tempi di crisi l’interesse delle persone per la difesa del clima vada scemando, perché la loro vita è dominata dalla preoccupazione per il proprio posto di lavoro. Anche la politica perde evidentemente di vista questa tematica che è così importante per tutti noi e soprattutto per le generazioni a venire. Invece di cogliere le occasioni di cambiamento sociale, portando avanti l’impegno per la difesa del clima, da cui tra l’altro scaturirebbero nuove figure professionali e quindi posti di lavoro, ci si barcamena timorosi tra un’elezione e l’altra, destinando assurde sovvenzioni a industrie anacronistiche e finendo spesso solo per mantenere i traguardi patrimoniali raggiunti. Molte teste “fini” vedono la nostra salvezza futura esclusivamente in una crescita economica incondizionata. Invece di ridurre la soluzione dei problemi ad una formula semplicistica, ci si dovrebbe chiedere dove la crescita è necessaria – e dove possiamo rinunciarvi. Nella società in cui viviamo molti lavori sono spesso mere misure occupazionali e non più “rilevanti per il sistema” dal punto di vista produttivo e sociale, cosicché se ne potrebbe fare a meno.
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Ci sono invece sempre più persone che, in questo contesto, si identificano con il concetto LOHAS (“Lifestyle of Health and Sustainability”) e scelgono consapevolmente di condurre uno “stile di vita sano e sostenibile”, che si traduca in una domanda di prodotti e servizi intelligenti dal punto di vista dell’economia, della salute e dell’ecologia. E qui la moda ecologica (“Green Fashion”) e il mercato equo-solidale (“Fair Trade”) acquistano un’importanza decisiva con gli alti standard di stile ed estetica che li contraddistinguono. |
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Ma c’è moda
biologica e moda biologica. In questo settore le differenze sono
grandi come quelle esistenti in campo alimentare, poiché dove si ha
la possibilità di guadagnare denaro, si tende anche alla
mistificazione.
Nel tessile
esistono diversi sigilli basati su criteri molto differenti. Ma che
cosa esprime esattamente un sigillo di qualità? Quali sono gli
standard di qualità cui si mirava? Sono state verificate anche le
condizioni di produzione e le possibilità di guadagno nel luogo di
origine dei prodotti (il fair trade appunto), oltre che i prodotti
stessi? È stata controllata una sola balla di stoffa di una
produzione per poi estendere la certificazione all’intera
produzione? Vengono effettuati controlli regolari? E non da ultimo:
sono state utilizzate sostanze coloranti a rischio che possono
scatenare allergie o inquinare le nostre falde acquifere?
Per farla breve: i criteri per l’assegnazione di un sigillo sono
spesso molto discordanti. Un sigillo non giustifica di per sé una
fiducia assoluta. Fatto sta che con concetti come “biologico”,
“ecologico”, “non irritante per la pelle” o “prodotti
naturali” si possono guadagnare molti soldi. E non si dovrebbe
fare affidamento sul fatto che produttori e fornitori abbiano sempre
a cuore in primo luogo l’interesse del consumatore, piuttosto che
gli incassi della loro impresa. Chi vuole andare sul sicuro dovrebbe
esaminare con molta cura il produttore e la sua filosofia.
Il social fashion label armedangels di Colonia si è impegnato pubblicamente a produrre non solo moda “pulita” ma anche moda bella.
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Non solo, ma si fa portavoce di una filosofia molto sostenibile: ai creatori di moda non sta infatti a cuore soltanto l’utilizzo di cotone biologico, ma anche il “Fair Trade”, che cioè il cotone venga piantato, prodotto e lavorato a condizioni di produzione e acquisto eque. Senza l’uso di pesticidi e sostanze chimiche. |
armedangels destina inoltre un euro per ogni capo della collezione venduto a diversi progetti umanitari, cosicché una parte del fatturato viene reinvestita nel luogo di origine dei prodotti: “Crediamo nella sostenibilità e nella correttezza come massima di vita” affermano i fondatori di armedangels Anton Jurina e Martin Höfeler. La loro filosofia in sintesi: 100 % Organic, 100 % Fairtrade, 0 % lavoro minorile. Ci sarebbe da prenderla ad esempio!
Una delle star del settore è certamente il marchio ecologico berlinese slowmo. Anche in questo caso la responsabilità sociale e quella ecologica sono i criteri più importanti in gioco per ogni capo della collezione.
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La produzione segue in tutte le fasi del processo, secondo quanto affermano gli stilisti, criteri severi, che servono alla tutela della natura, dei dipendenti e dei consumatori. |
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I materiali utilizzati provengono esclusivamente da coltivazioni biologiche certificate e controllate, sono di alta qualità e vengono commercializzati in modo equo. Le sostanze coloranti utilizzate non sono tossiche e non contengono metalli pesanti, né additivi cancerogeni o allergizzanti. Le collezioni per uomo e donna vengono presentate due volte l’anno (Primavera/Estate e Autunno/Inverno). Al di là di questi appuntamenti vengono offerte collezioni limitate fuori stagione e capi singoli esclusivi.

*Magdalena Schaffrin
Foto: © modekultur.info
Si è fatta un nome anche Magdalena Schaffrin, che al di là del brand omonimo, fa parlare di sé come organizzatrice del GREENshowroom che si tiene per la prima volta a luglio 2009 in 6 sale deluxe dell’Hotel Adlon, nella cornice della Fashion Week di Berlino. È ovvio che definisca le sue creazioni come ecologia di lusso. I disegni della signora Schaffrin sono classici, femminili, “stylish” e stravaganti nei dettagli. Lei utilizza materiali naturali come canapa fine, jersey di seta ecologico o di lino e definisce alti standard di qualità per quanto riguarda il design, il materiale e la lavorazione dell’abbigliamento. Il suo lavoro è ecologicamente coerente: neanche lei utilizza sostanze coloranti né attrezzature nocive.
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Nel 2007 Johanna Balzer concluse il suo corso di studi in design di moda e dette vita al marchio jovoo. Il suo intento è quello di disegnare “moda utilizzabile”. Il suo credo: la somma di funzionalità, design e stile dell’abbigliamo outdoor, militare e street wear fuori moda. |
Dà molta importanza alla produzione equa e locale di street wear premium funzionale e indossabile, realizzato con tessuti naturali provenienti da coltivazioni biologiche o con tessuti high-tech anch’essi ecologici. Johanna Balzer offre, oltre a jovoo DE LUXEe, indumenti basic lineari e semplicemente portabili e serie limitate confezionate con ritagli di tessuto riciclati.
L’impegno ecologico è una questione che sta a cuore anche ad Andrea Imgenberg, che gestisce il negozio on-line bgreen: “Dopo tanti anni di attività come stilista nel mondo della moda convenzionale non riuscivo più a conciliare il modo in cui vanno le cose in quell’ambiente con le mie idee. La produzione di abbigliamento provoca violazioni dei diritti umani e grandi danni ecologici in tutto il mondo.
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Creare
moda non deve significare che altre persone e la natura ci
debbano rimettere.” |
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Al di la di quelli citati esistono molti altri marchi ecologici che hanno arricchito il panorama della moda negli ultimi anni e propongono un’alternativa all’apparente superficialità del mondo della moda. Proprio in questi giorni lo dimostra anche la Berlin Fashion Week, in cui il tema “Green Fashion” è molto presente: all’Hotel Adlon viene presentato il GREENshowroom già menzionato, mentre si tiene per la prima volta una fiera, la thekey.to, di moda e lyfestyle ecologici nel Kaiserliches Postamt di Neukölln. Al salone della moda Premium è prevista di nuovo una “Green Area”, si terranno simposi su questo argomento – e dal 1° luglio al 30 di agosto del 2009 aprirà i battenti il Green Fashion Concept Store GLORE nel Belleville Store della Rosa-Luxemburg-Strasse 27 nel quartiere di Mitte. Saranno presenti brand come Kuyichi, Veja, Knowledge Cotoon, nonché una selezione di prodotti “puliti”.

*Magdalena Schaffrin
Foto: © modekultur.info
Green Fashion e Fair Trade si affermano sempre di più perché le persone ne hanno riconosciuto la sensatezza. Ciononostante si deve ancora fare appello alla ragione, affinché la vita si riorienti in direzione della natura in tutti i settori. Questo significa utilizzare le occasioni offerte dalle moderne tecnologie per creare condizioni ambientali e lavorative ragionevoli. Molti nuovi posti di lavoro si creeranno nei settori di queste tecnologie moderne e al tempo stesso ecosostenibili. Basta solo il coraggio di cambiare. Un modo di pensare che si guarda alle spalle deve essere acqua passata. Energia nucleare, killer del clima come centrali termoelettriche a carbone, tecnologie obsolete, che generano sostanze nocive, e una produzione superiore al fabbisogno esclusivamente per motivi di massimizzazione dei profitti non devono trovare spazio nella cultura della nostra società. Non è la crescita economica la misura di ogni cosa, bensì un rapporto consapevole con l’ambiente, di cui dopotutto facciamo parte. E questo impegno è richiesto ad ognuno di noi!
Links:
- >>Guide: Green Fashion in Berlin
- >>Homepage Label armedangels
- >>Homepage Label slowmo
- >>Homepage Label *Magdelana Schaffrin
- >>Homepage Label jovoo
- >>Homepage bgreen
- >>www.sockexpressive.com (nachhaltige T-Shirt-Unikate mit dem Aufruf zu mehr Zivilcourage)
- www.lohas.de
deutsche Fassung: >>jetzt lesen
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edizione luglio 2009






